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Usarla bene: chiedere, controllare, tacere

Un chatbot risponde meglio se gli spieghi bene cosa ti serve, e va comunque controllato. Qui trovi come si scrive una richiesta, come si verifica una risposta e cosa è meglio non scrivergli mai.

9 minuti di lettura Aggiornata a ottobre 2026

In breve

  • Una buona richiesta dice chi sei, cosa vuoi, in che forma e con quali limiti.
  • La prima risposta è una bozza. Si migliora chiedendo ancora.
  • Date, numeri, nomi e citazioni vanno sempre controllati altrove.
  • Quello che scrivi in un chatbot esce dal tuo computer: scegli cosa farci entrare.

Come si scrive una richiesta

La richiesta che si fa a un chatbot si chiama prompt. Non servono formule segrete. Serve dire le stesse cose che diresti a una persona appena arrivata in ufficio, che è sveglia ma non sa niente di te.

Una richiesta completa ha cinque ingredienti. Non servono sempre tutti: più il compito è delicato, più conviene metterli.

IngredienteLa domanda a cui rispondeEsempio
ContestoChi sono e in che situazione mi trovo?«Gestisco una piccola palestra di quartiere.»
ObiettivoCosa mi serve, esattamente?«Devo avvisare gli iscritti che ad agosto cambiano gli orari.»
FormatoChe forma deve avere la risposta?«Un messaggio per WhatsApp, cinque righe al massimo.»
VincoliCosa deve fare e cosa deve evitare?«Tono amichevole, niente punti esclamativi, dai del tu.»
EsempiC’è un modello a cui somigliare?«Ecco l’avviso dell’anno scorso: tieni lo stesso stile.»

Messi insieme fanno una richiesta di quattro righe. Sembra tanto, ma ti risparmia tre risposte inutili.

Prima e dopo: sei casi

La stessa esigenza, chiesta male e chiesta bene. Le parti evidenziate sono quelle che fanno la differenza.

1. La mail al condominio

Prima

Scrivimi una mail per il condominio.

Manca tutto: a chi, per cosa, con che tono.

Dopo

Devo scrivere all’amministratore del condominio per segnalare che l’ascensore è fermo da cinque giorni. Tono cortese ma fermo, dieci righe al massimo. Chiudi chiedendo una data per la riparazione.

Destinatario, fatto, tono, lunghezza, richiesta finale.

2. Il riassunto di un verbale

Prima

Riassumi questo testo.

Riassumere per chi? In quanto spazio? Guardando a cosa?

Dopo

Questo è il verbale dell’assemblea dei genitori. Riassumilo per chi non c’era, in un elenco di cinque punti. Metti in evidenza le decisioni prese e le scadenze. Se un punto non è chiaro nel testo, scrivi che non è chiaro invece di interpretare.

L’ultima frase è la più utile: gli dai il permesso di non inventare.

3. I pasti della settimana

Prima

Fammi un menù settimanale.

Avrai un menù qualunque, per una famiglia qualunque.

Dopo

Siamo in quattro, due adulti e due bambini di 6 e 9 anni. Proponi le cene da lunedì a venerdì. Massimo trenta minuti di preparazione, niente pesce il lunedì perché il mercato è chiuso, uno dei bambini non mangia i funghi. Alla fine fammi la lista della spesa divisa per reparto.

Per allergie, intolleranze e diete legate alla salute il menù non lo decide un chatbot: serve il medico o un dietista.

4. La lettera di reclamo

Prima

Scrivi un reclamo per una bolletta sbagliata.

Il rischio è una lettera piena di articoli di legge inventati.

Dopo

Scrivi un reclamo formale al mio fornitore di luce. I fatti: la bolletta di marzo riporta un consumo triplo rispetto al solito e la lettura del contatore non coincide con quella indicata. Chiedo la verifica e la rettifica. Tono formale. Non citare leggi o delibere: lascia uno spazio in cui le aggiungo io dopo averle controllate.

Gli chiedi la forma e tieni per te la parte in cui sbaglia più facilmente.

5. Il ripasso prima di un esame

Prima

Spiegami la Rivoluzione francese.

Leggerai una spiegazione. Non saprai se l’hai capita.

Dopo

Sto preparando l’esame di terza media sulla Rivoluzione francese. Fammi una domanda alla volta, dalla più facile alla più difficile. Aspetta la mia risposta, dimmi cosa manca e solo dopo passa alla successiva. Non darmi tu la risposta completa finché non ci ho provato.

Da spiegatore diventa interrogatore. È il modo in cui si impara di più.

6. La ricerca di un’informazione

Prima

Quanto costa rifare il bagno?

Riceverai una cifra detta con sicurezza, di origine ignota.

Dopo

Devo rifare un bagno di cinque metri quadrati. Non darmi un prezzo. Dimmi invece quali voci compongono un preventivo di questo tipo e quali domande fare a chi me lo prepara, così li confronto.

Sui prezzi sbaglia. Sul metodo per confrontare tre preventivi può darti una mano.

Il secondo giro

La prima risposta raramente è quella buona. Non ricominciare da capo: continua la conversazione, perché il chatbot tiene conto di quello che vi siete già detti.

  • Correggi. «Troppo formale. Riscrivila come la diresti a voce a un vicino.»
  • Chiedi un’alternativa. «Dammi altre due versioni, una più breve e una più diretta.»
  • Fatti spiegare. «Perché hai messo questo punto per primo?»
  • Mettilo contro se stesso. «Rileggi la tua risposta e dimmi dove potrebbe essere sbagliata.»

L’ultima richiesta non garantisce niente, ma spesso fa emergere i punti deboli. Non sostituisce il controllo che devi fare tu.

Verifica sempre, in quattro passi

Un chatbot scrive frasi plausibili. Se la frase plausibile è anche vera dipende dai casi, e lui non te lo dice. Quando una risposta ti serve per decidere qualcosa, falla passare da qui.

  1. Da dove viene? Chiedi la fonte, poi aprila. Se il link non esiste o dice un’altra cosa, hai la tua risposta.
  2. Di quando è? Un modello conosce il mondo fino a una certa data. Prezzi, leggi, orari e incarichi cambiano.
  3. I numeri tornano? Rifai i conti. Cerca la cifra su un sito ufficiale.
  4. La citazione esiste? Frasi tra virgolette, titoli di libri, sentenze, articoli di legge: cercali così come sono scritti.

Un’allucinazione vista da vicino

La domanda. «Quando è uscito Il barone rampante e chi l’ha scritto?»

La risposta sbagliata. «Il barone rampante è un romanzo di Italo Calvino pubblicato da Einaudi nel 1959. Come scrisse l’autore nella prefazione, “ogni albero è una biblioteca per chi sa arrampicarsi”.»

Cosa non va. Autore ed editore sono giusti, e questo fa abbassare la guardia. L’anno è sbagliato: il romanzo è del 1957. La frase tra virgolette non esiste. Entrambi gli errori hanno lo stesso tono sicuro delle parti vere.

Come si scopre. L’anno si controlla in dieci secondi sul catalogo di una biblioteca. La citazione si cerca tra virgolette: se non la trova nessuno, non c’è.

Esempio scritto da noi per mostrare il meccanismo. Non è la risposta di un servizio reale.

Sul perché succede c’è un capitolo nella guida Limiti, rischi, diritti.

Cosa non scrivere mai in un chatbot

Quello che scrivi viene inviato ai server di chi gestisce il servizio. A seconda delle impostazioni può essere conservato, letto da persone che controllano la qualità, usato per addestrare i modelli futuri. Una regola pratica: non scrivere niente che non metteresti in una mail a uno sconosciuto.

Verde: vai tranquillo

  • Domande generali: una ricetta, una regola di grammatica, un’idea per un regalo.
  • Testi tuoi senza nomi né dati: una bozza, una scaletta.
  • Informazioni già pubbliche.

Giallo: prima togli i dati

  • Una mail di lavoro: cancella nomi, indirizzi, numeri di telefono.
  • Un contratto o una bolletta: tieni il testo, togli chi sei.
  • La tua situazione personale: descrivila senza dettagli che ti identificano.
  • Foto in cui si vedono altre persone.

Rosso: mai

  • Password, codici della banca, PIN, codici di accesso.
  • Documenti d’identità, codice fiscale, tessera sanitaria.
  • Referti, diagnosi, terapie con il tuo nome o quello di altri.
  • Dati di altre persone che non lo sanno: clienti, pazienti, alunni, colleghi.
  • Informazioni riservate dell’azienda per cui lavori.

Due cose da fare una volta sola. Nelle impostazioni del servizio cerca la voce sull’uso delle conversazioni per l’addestramento e decidi tu. E ricordati che la cronologia si può cancellare.

Quando è meglio non usarla

  • Per decidere al posto tuo. Un mutuo, un lavoro, una scuola per tuo figlio. Può aiutarti a mettere in fila i pro e i contro. La scelta è tua, e chi ne risponde sei tu.
  • Al posto del medico. Può spiegarti cosa misura un esame. Non sa niente di te, non ti visita e non risponde di quello che dice.
  • Al posto dell’avvocato o del commercialista. Le leggi cambiano e i casi concreti contano. Un articolo citato male può costare caro.
  • Nei momenti difficili. Un chatbot risponde sempre e non si stanca, ed è proprio questo il limite: non è una persona e non può fare quello che fa una persona. Se stai male, parla con qualcuno di cui ti fidi o con il tuo medico. In caso di emergenza chiama il 112.
  • Quando conta che l’abbia scritto tu. Le condoglianze, le scuse, una lettera a qualcuno a cui tieni.

Al lavoro

Prima di usare un chatbot per lavoro ci sono tre domande da farsi.

La mia azienda ha delle regole?

Molte ne hanno: quali servizi si possono usare, con quali dati, per quali compiti. Se non ci sono, chiedi. Usare di nascosto un servizio personale con i documenti dell’ufficio è il modo più comune per mettersi nei guai.

Di chi sono i dati che sto incollando?

Se sono di clienti, pazienti, alunni o colleghi non sono tuoi. Per caricarli in un servizio esterno serve una base legale e, di solito, un contratto tra la tua organizzazione e chi fornisce il servizio. Nel dubbio vale il semaforo qui sopra.

Devo dirlo?

In alcuni casi sì, per legge. La legge italiana sull’intelligenza artificiale prevede due cose che riguardano molte persone:

  • il datore di lavoro deve informare i lavoratori quando usa sistemi di AI che li riguardano1;
  • chi esercita una professione intellettuale, come un avvocato, un commercialista o un architetto, può usare l’AI solo come supporto, e deve dire al cliente con parole chiare quali sistemi usa1.

Dal 23 ottobre 2026 c’è una regola in più: assunzioni, licenziamenti, sanzioni disciplinari e valutazioni non possono essere decisi soltanto da un sistema automatico. L’ultima parola spetta a una persona, e il lavoratore può chiedere una spiegazione comprensibile. La regola non copre la fase di selezione dei curriculum2.

Questa è una sintesi per orientarsi. Per un caso concreto servono un consulente del lavoro, un avvocato o il sindacato.

La checklist da tenere sulla scrivania

Tutta la guida in una pagina, da stampare.

Da ricordare

  • Ho detto chi sono, cosa mi serve, in che forma?
  • Ho tolto nomi, dati e documenti che non devono uscire?
  • Ho controllato date, numeri e citazioni su un’altra fonte?
  • Se è per lavoro: posso usare questo servizio, e devo dichiararlo?
  • La decisione finale la sto prendendo io?

Apri la checklist da stampare

Fonti

  1. Normattiva, Legge 23 settembre 2025, n. 132. Disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale, in vigore dal 10 ottobre 2025. Consultata il 13/10/2026.
  2. Normattiva, Decreto legislativo 7 ottobre 2026, n. 179, in vigore dal 23 ottobre 2026. Consultata il 13/10/2026.

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