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L’AI all’università: esami, tesi, bibliografie

Cosa chiedono gli atenei italiani, come si dichiara e si cita l’uso dell’AI, perché ogni riferimento bibliografico va aperto, cosa non caricare mai. Con i documenti ufficiali alla mano.

11 minuti di lettura Aggiornata a ottobre 2026

In breve

  • Non esiste una regola nazionale: decide il tuo ateneo e, spesso, il singolo docente.
  • Quasi tutti gli atenei chiedono la stessa cosa: dichiara l’uso e rispondi di tutto ciò che consegni.
  • I chatbot inventano ancora riferimenti bibliografici. Ogni voce va aperta prima di finire in bibliografia.
  • Dati di partecipanti, dati non pubblicati e manoscritti altrui non vanno in un servizio non fornito dall’ateneo.

Dove siamo

Nel Regno Unito, dove esiste la serie di dati più solida, il 94% degli studenti universitari dice di usare l’AI generativa per i lavori che vengono valutati. Il 12% inserisce direttamente testo generato nei propri elaborati: erano il 3% due anni prima1.

Per l’Italia non abbiamo trovato un’indagine nazionale rappresentativa sugli universitari. Ci sono sondaggi parziali, che non riportiamo perché non dichiarano il metodo.

Cosa dice il tuo ateneo

Né il Ministero né la Conferenza dei rettori hanno emanato linee guida vincolanti per gli studenti. Ogni ateneo decide con atti propri. Ne abbiamo letti sei.

AteneoDocumentoCosa dice di caratteristico
BolognaPolicy di ateneo, 20252Generare la struttura della tesi o parti di testo è ammesso solo con supervisione critica e dichiarazione. Il copia e incolla di paragrafi generati non lo è.
PadovaLinee guida per didattica e tesi, revisione 20253Vietato usare l’AI per scrivere parti sostanziali. Ammessa per avere un riscontro e migliorare la lingua di un testo già scritto. L’ateneo dichiara di non sostenere l’uso dei rilevatori.
Milano StataleDecalogo, 17 dicembre 20244Dieci principi per tutto l’ateneo, con allegati separati per didattica, ricerca e amministrazione.
TrentoPolicy generale, 20255Otto principi, dalla verifica critica dei risultati al rispetto del diritto d’autore. Dichiarazione esplicita negli elaborati, tesi comprese.
SienaLinee guida, 20236Tra le prime in Italia. I dipartimenti organizzano tesi e discussione in modo da verificare il contributo individuale.
Politecnico di MilanoPrincipi per la didattica7Uso consentito e incoraggiato, salvo diversa indicazione del docente. L’uso non autorizzato è trattato come plagio.

Cosa hanno in comune

  • Dichiara. Quale strumento, quale versione, quando, per fare cosa, in quali parti.
  • Rispondi tu. Errori, frasi copiate, citazioni false: la responsabilità resta tua, non si trasferisce allo strumento.
  • Decide il docente. Lo stesso uso può essere ammesso in un corso e vietato in un altro. Leggi il programma di ogni insegnamento.
  • Agli esami, senza autorizzazione esplicita, niente AI. L’uso non autorizzato è trattato come plagio o illecito accademico.

Se il tuo ateneo non è in tabella, cerca sul sito la pagina sull’intelligenza artificiale o sul regolamento didattico. Se non trovi niente, chiedi al docente per iscritto.

Esami e tesi

Leggendo i documenti degli atenei emerge una linea abbastanza chiara.

Di solito ammesso, se dichiarato
  • Farti spiegare un concetto o un metodo.
  • Ricevere un riscontro su un capitolo già scritto.
  • Correggere grammatica e forma di un testo tuo.
  • Discutere una scaletta da sottoporre al relatore.
Di solito non ammesso
  • Scrivere parti sostanziali della tesi.
  • Incollare paragrafi generati come se fossero tuoi.
  • Usarla durante un esame senza autorizzazione.
  • Produrre la bibliografia senza controllarla voce per voce.

Per la tesi, la regola d’oro è parlarne con il relatore prima di cominciare, non a lavoro finito.

C’è poi una legge del 1925 che punisce con la reclusione chi presenta come propri, per ottenere una laurea, lavori che sono opera di altri8. Vale con certezza per la tesi comprata o fatta scrivere da un’altra persona. Se valga anche per un testo generato dall’AI è una questione che i giudici non hanno ancora chiarito.

Dichiarare e citare

Sono due cose diverse. Dichiarare vuol dire spiegare come hai usato lo strumento nel tuo lavoro. Citare vuol dire indicare la fonte quando riporti o parafrasi un testo che lo strumento ha prodotto.

Una dichiarazione d’uso

Bologna indica quattro elementi: strumenti e versioni, periodo d’uso, come li hai impiegati, quali parti ne sono interessate. Nella tesi, una nota breve all’inizio e i dettagli in appendice. E conserva richieste e risposte9.

Dichiarazione d’uso

In questo lavoro ho usato [strumento e versione] tra [data] e [data] per [scopo, per esempio: revisione linguistica dei capitoli 2 e 3; discussione della struttura dell’indice]. Ho verificato e rielaborato tutti i contenuti e ne sono l’unico responsabile. Le richieste e le risposte sono riportate in appendice.

Come si cita, secondo i tre stili più usati

  • APA. L’autore è l’azienda che sviluppa il modello. La forma più diffusa è: OpenAI. (2023). ChatGPT (versione del 14 marzo) [Large language model]. URL. Le risposte lunghe vanno in appendice. A settembre 2025 l’APA ha pubblicato una guida aggiornata: controlla la versione in uso nel tuo corso10.
  • MLA. Si cita ogni volta che riporti, parafrasi o incorpori un contenuto generato, descrivendo la richiesta fatta. Lo strumento non si indica mai come autore11.
  • Chicago. Citazione in nota, con strumento, azienda, data e, se serve, la richiesta. Va segnalato se il testo è stato modificato12.

L’AI non è un autore

Le principali regole dell’editoria scientifica sono concordi: uno strumento di AI non può firmare un lavoro, perché non può rispondere della sua correttezza. Chi lo usa deve dichiararlo1314. Alcuni editori chiedono una sezione apposita prima della bibliografia15.

Le bibliografie inventate

Un chatbot scrive riferimenti bibliografici perfetti nella forma: autore, anno, titolo, rivista, pagine. A volte non esistono.

  • Nel 2023 uno studio su 636 citazioni prodotte da ChatGPT ne ha trovate inventate il 55% con la versione gratuita di allora e il 18% con la più avanzata. Anche tra quelle vere, molte contenevano errori sostanziali16.
  • Nel 2026 un’analisi di oltre 221.000 collegamenti citati da chatbot e da strumenti di «ricerca approfondita» ha trovato tra il 3 e il 13% di indirizzi inventati. È un preprint, non ancora sottoposto a revisione, Messo accanto allo studio del 2023, fa pensare che il problema sia diminuito. Di certo non è sparito17.

Un metodo, voce per voce

  1. Cerca il titolo esatto, tra virgolette, nel catalogo della biblioteca o in un motore accademico.
  2. Apri l’articolo. Controlla autori, anno e rivista.
  3. Leggi almeno il riassunto e la parte che citi. Dice davvero quello che ti serve?
  4. Se non lo trovi in due minuti, toglilo. Non esiste o non l’hai letto: in entrambi i casi non va in bibliografia.

Cercare con l’AI

Esistono strumenti pensati per la letteratura scientifica: cercano articoli, ne estraggono i dati in tabelle, rispondono citando le fonti. Un esempio gratuito e senza scopo di lucro è Semantic Scholar18. Altri rispondono solo sui documenti che carichi tu.

Hanno limiti comuni, che conviene conoscere prima di fidarsi:

  • coprono soprattutto articoli in inglese e ad accesso aperto;
  • spesso riassumono il riassunto, non l’articolo intero;
  • un buon riassunto non dice se lo studio è solido;
  • non sostituiscono le banche dati della biblioteca del tuo ateneo, né il bibliotecario.

Citiamo questi strumenti per descrivere cosa fanno, non per consigliarli.

Studiare meglio, non di meno

Due studi recenti, letti insieme, dicono molto.

  • A Harvard, in un corso di fisica, un tutor costruito apposta, che guidava passo passo invece di dare le risposte, ha fatto imparare più della lezione in aula con apprendimento attivo. Lo studio riguarda un solo corso e due lezioni19.
  • In un esperimento con quasi mille studenti delle superiori, un chatbot normale che dava le soluzioni ha migliorato i voti negli esercizi e peggiorato quelli della verifica senza AI20.

La differenza non la fa lo strumento, la fa chi pensa. Se il ragionamento lo fa il chatbot, impara il chatbot. In pratica: scrivi prima tu, poi confronta; chiedi domande e suggerimenti invece di soluzioni; torna sugli argomenti a distanza di giorni.

Cosa non caricare

In un servizio non fornito dal tuo ateneo, mai:

  • dati personali dei partecipanti a una ricerca: interviste, questionari, registrazioni, cartelle cliniche;
  • dati non ancora pubblicati, tuoi o del gruppo di ricerca;
  • materiali ricevuti con un accordo di riservatezza;
  • manoscritti altrui che stai revisionando: gli editori lo vietano;
  • testi protetti dal diritto d’autore che non hai titolo a riprodurre.

Le linee guida di Padova e di Trento lo scrivono in modo esplicito35.

L’addestramento si può spegnere

Con gli account personali, i principali servizi possono usare le conversazioni per migliorare i modelli. Si può disattivare:

  • ChatGPT: Impostazioni, Controlli dei dati, voce sul miglioramento del modello per tutti21.
  • Claude: le conversazioni sono usate per l’addestramento solo se lo consenti, dall’impostazione sul miglioramento del modello22.
  • Gemini: l’impostazione si chiama «Salva l’attività». Una parte delle chat è letta da revisori umani, e anche con l’impostazione disattivata le conversazioni restano nell’account fino a 72 ore23.
  • Copilot: sono esclusi dall’addestramento gli account dell’organizzazione, i minorenni e chi ha scelto di non partecipare24.

Se il tuo ateneo ti dà accesso a uno strumento con licenza istituzionale, di solito i dati non vengono usati per l’addestramento. Per lavorare su materiali delicati è la scelta giusta.

I rilevatori non sono prove

OpenAI ha ritirato nel luglio 2023 il proprio rilevatore di testo generato: riconosceva il 26% dei testi scritti dall’AI e segnalava per errore il 9% di quelli scritti da persone25. Uno studio di Stanford ha mostrato che i rilevatori colpiscono soprattutto chi scrive in una lingua che non è la sua26: vale anche per chi scrive la tesi in inglese senza esserne madrelingua.

L’Università di Padova scrive nelle sue linee guida che non esistono strumenti in grado di individuare con certezza l’uso dell’AI, e che non ne sostiene l’utilizzo3.

Il modo migliore per tutelarti è tenere traccia di come nasce il tuo lavoro: bozze, versioni salvate, appunti, richieste fatte all’AI. Se qualcuno solleva un dubbio, li mostri.

Verso il lavoro

Nelle aspettative delle grandi aziende, entro il 2030 il 39% delle competenze di un lavoratore cambierà, e la competenza di base più richiesta resta il pensiero analitico27. Secondo l’OCSE, le difficoltà dei giovani laureati sul mercato del lavoro sono iniziate prima della diffusione dei modelli generativi, e oggi i dati non mostrano che l’AI ne sia la causa28.

Nessuna di queste fonti dice quale laurea convenga. Dicono che conterà saper lavorare con questi strumenti e, soprattutto, accorgersi quando sbagliano: la stessa cosa che ti serve per scrivere una buona tesi.

Da ricordare

  • Leggi la policy del tuo ateneo e il programma di ogni corso.
  • Dichiara sempre. Conserva richieste e risposte.
  • Ogni voce di bibliografia va aperta e letta.
  • Dati di ricerca e lavori altrui solo in strumenti dell’ateneo.

Fonti

  1. HEPI e Kortext, Student Generative AI Survey 2026, 12 marzo 2026. Consultata il 13/10/2026.
  2. Università di Bologna, Policy di Ateneo per un uso etico e responsabile dell’intelligenza artificiale generativa, 2025. Consultata il 13/10/2026.
  3. Università di Padova, Linee guida per l’impiego degli strumenti di IA generativa nella didattica e nella redazione delle tesi, revisione del 28 novembre 2025. Consultata il 13/10/2026.
  4. Università degli Studi di Milano, Decalogo per un utilizzo etico, legittimo e consapevole di strumenti di intelligenza artificiale, 17 dicembre 2024. Consultata il 13/10/2026.
  5. Università di Trento, Ethics and integrity: policy sull’uso di strumenti di intelligenza artificiale generativa, 2025. Consultata il 13/10/2026.
  6. Università di Siena, Linee guida per l’utilizzo di ChatGPT ed altri modelli di LLM, 2023. Consultata il 13/10/2026.
  7. Politecnico di Milano, Principi generali per l’utilizzo consapevole di strumenti di intelligenza artificiale nell’insegnamento e nell’apprendimento. Consultata il 13/10/2026.
  8. Normattiva, Legge 19 aprile 1925, n. 475, sulla falsa attribuzione di lavori altrui, 1925. Consultata il 13/10/2026.
  9. Università di Bologna, Citazione e trasparenza nell’uso della GenAI, 2025. Consultata il 13/10/2026.
  10. APA Style, How to cite ChatGPT, aggiornato il 15 settembre 2025. Consultata il 13/10/2026.
  11. MLA Style Center, How do I cite generative AI in MLA style?, aggiornato ad agosto 2025. Consultata il 13/10/2026.
  12. The Chicago Manual of Style Online, Citing content developed by generative AI. Consultata il 13/10/2026.
  13. ICMJE, Defining the Role of Authors and Contributors. Consultata il 13/10/2026.
  14. COPE, Authorship and AI tools, 13 febbraio 2023. Consultata il 13/10/2026.
  15. Elsevier, Generative AI policies for journals, giugno 2026. Consultata il 13/10/2026.
  16. Walters e Wilder, Scientific Reports, Fabrication and errors in the bibliographic citations generated by ChatGPT, 7 settembre 2023. Consultata il 13/10/2026.
  17. Rao, Wong e Callison-Burch, arXiv (preprint), Detecting and Correcting Reference Hallucinations in Commercial LLMs and Deep Research Agents, 3 aprile 2026. Consultata il 13/10/2026.
  18. Ai2, Semantic Scholar. Consultata il 13/10/2026.
  19. Kestin e colleghi, Scientific Reports, AI tutoring outperforms in-class active learning, 3 giugno 2025. Consultata il 13/10/2026.
  20. Bastani e colleghi, PNAS, Generative AI without guardrails can harm learning: Evidence from high school mathematics, 2025. Consultata il 13/10/2026.
  21. OpenAI, Data controls in ChatGPT, 2026. Consultata il 13/10/2026.
  22. Anthropic, Is my data used for model training?, 16 marzo 2026. Consultata il 13/10/2026.
  23. Google, Centro per la privacy delle app Gemini, 2026. Consultata il 13/10/2026.
  24. Microsoft, Privacy FAQ for Microsoft Copilot, 2026. Consultata il 13/10/2026.
  25. OpenAI, New AI classifier for indicating AI-written text, 31 gennaio 2023, ritirato il 20 luglio 2023. Consultata il 13/10/2026.
  26. Liang e colleghi, Patterns, GPT detectors are biased against non-native English writers, 2023. Consultata il 13/10/2026.
  27. World Economic Forum, The Future of Jobs Report 2025, 7 gennaio 2025. Consultata il 13/10/2026.
  28. OCSE, Young people, labour markets and AI: What OECD evidence shows, 15 agosto 2026. Consultata il 13/10/2026.